— Quando allora?

— Non so.

— Mignon, non spingetemi alla disperazione!

— Non posso dirvi quando. Aspettate una mia lettera.

— Una vostra lettera?... Non arriverà mai!

— Se non mi credete non ho niente da aggiungere.

E, tolta la mano dalla stretta di quelle di lui, gli volse le spalle e se ne andò.

Per qualche istante il povero Cavaliere ristette a guardare la porta dietro la quale ella era scomparsa, poi riprese la strada piano piano: la testa bassa e le mani dietro le reni.

Quando fu solo nella notte e ben lontano, si appoggiò a un muro, in un vicolo solitario e, nascosta la faccia, incominciò a singhiozzare.

CAPITOLO XV. Dove Spadarella vive la sua ora di felicità e il Cavalier Mostardo si dichiara un fuorisacco.