Il giovine cantava il suo canto, quello del popolo suo, nel quale era l'anima delle generazioni e si sentiva distaccare dalla miseria sua, dal suo dolore, dalla sua fatica; era uno spirito errante sotto alle stelle, con l'amore. Si ricongiungeva inconsciamente al mistero della Terra e del Cielo.
Paolo e Spadarella erano appoggiati al muro di cinta del giardino, presso la piccola porta socchiusa. Si tenevano per mano. Parlavano; ma poi che il barroccio fu per la strada, col suo canto ramingo, non parlarono più. L'aria non più illuminata dal sole, accoglieva le luci dell'infinito.
Ecco la notte.
Ella era felice e non disse niente; era nella serena zona mattutina e poteva guardare e ascoltare in silenzio. Anche per le case era discesa l'ora del raccoglimento soave. Le più alte finestre si illuminavano contro la prima stella. Tutta la sofferenza pareva non dovesse avere nè un grido nè una bestemmia.
Passarono tre rondini smarrite.
— Dunque Spadarella?...
Ella levò gli occhi a un tratto.
— Che cosa?
— Non vuoi?
Arrossi ed abbassò la faccia senza rispondere.