— Sarà curioso!
Si proposero di osservare come si sarebbe svolta la faccenda.
Arrivati a Bologna non ebbero tempo da perdere. Il forno non era sempre a disposizione del pubblico; bisognava approfittare dell'ora fissata per sbrigarsi presto. I sozii avevano fame ma convenne rinunziare ad ogni idea di pasto per filar diritti verso il luogo dell'ultima purificazione, il quale era lontano.
Giuntivi dovettero aspettare il loro turno.
— E se lo lasciassimo qui — fece l'Uslàzz — e si andasse a mangiare? Verremmo a prenderlo poi con più comodo.
Ma i compagni non furono dello stesso avviso.
— Non si può abbandonare così un morto! — disse Zurzôn. — Dopo, chissà che cenere ci danno!
Aspettarono. Arrivò il loro turno.
Sbrigata la faccenda, fu consegnata loro una specie d'urna con, racchiusevi, le ceneri del defunto. Quest'urna toccò a l'Uslàzz il quale, trovatasela fra mano, domandò:
— Ch's'èll'ste pignàtt?... (Che cos'è questo pentolo?).