Però, se non vollero perdere il treno, dovettero ripartire senza essersi seduti a tavola. Arrivati alla Città del Capricorno si infilarono nella prima osteria e incominciarono a bere e a mangiare.
L'Uslàzz depose l'urna sopra una seggiola e la coprì col cappello.
L'oste alzò il cappello e incominciò a curiosare.
— Che cosa c'è qui dentro?
— Sta férum!... U' j'è un mort! (Sta fermo!... C'è un morto!...).
E giù a ridere. Poi bevvero che si gonfiarono come tanti otri.
— Coriolano, vuoi bere?
— Poveraccio! — fece Zurzôn che entrava nella zona sentimentale.
— Lascialo stare che dorme! — disse gravemente e' matt d'la Pira.
E non si occuparono più del pentolo e del contenuto.