Accese la candela; guardò l'orologio; erano le sette.

Si rivolse sull'altro fianco.

— È ancora presto!

Stette così un poco e udì passare il suono di una campana per l'aria; allora gli venne fatto di pensare al Signore.

A quell'ora le porte delle chiese erano aperte ed anche le porte dell'anima sua erano aperte. Se qualcuno lo avesse guidato con parole semplici e grandi, il Signore poteva entrare anche da lui. Per un attimo rivide la sua vita innocente degli otto, dei dieci anni e provò un grande commovimento; ma con l'anima sua di quel tempo ricomparve il clero e l'incantesimo mistico dileguò.

— No!... Il Signore è un'altra cosa!

E, per non sapere come risolvere il dissidio, non volle pensarvi più; ma il gallo Francesco cantò per la terza volta.

Allora Mostardo si levò sul letto e gridò con quanta voce e con quanta violenza si trovò in corpo, gridò verso la porta:

— Ma fatelo star zitto quel gallo!

Rigaglia non era là per ubbidire; nessuno gli rispose; comunque fosse, quand'ebbe gridato questo, si sentì più tranquillo e si ricoricò.