— Non potevi farne a meno, sfido! Ero io che ti pagavo e alla carriola non ci volevi ritornare. Sei venuto anche nell'Americaccia del Sud, questo è vero. Basta. Si sbarca... ci guardano come cani rognosi. — Chi siete? Cosa volete? dove andate?... Ti ricordi?... E poi pareva ci facessero la grazia di mandarci a fare le schioppettate! Ci guardavano dall'alto in basso, come a dire: — Chi è questa maramaglia? — E noi avevamo vomitato un mese intiero per l'Ideale Umanitario! Bene; si dimentica tutto; si passa sopra a tutto, c'era l'entusiasmo, c'era il core che gridava la sua vendetta contro gli oppressori; c'era la sete della libertà. Evviva!... Siamo tutti fratelli!.. Ti ricordi?

— Altro!...

— Sì, fratelli!... Ci mandano avanti, ci fanno soffrire la fame e per poco non ci fucilano. Tu, perchè sei stato sempre porco; io perchè ho sempre gridato contro l'ingiustizia.

— Non è vero!

— Sta zitto!... E un bel giorno: pum!... uno schioppettatone mi apre un occhiello nello stomaco. Vedo rosso... sento che mi manca il fiato... bisogna cadere, le gambe non stanno più diritte. — Fratelli!... Evviva... — Sì, evviva un corno!... Ci piantano là, tu ed io, come se non fossimo stati carne battezzata. Quarantott'ore a soffiar l'anima che non voleva andarsene! E poi, e poi tutto il resto. Non siamo morti, perchè c'è la razzaccia della Romagna. E basta! Se rinasco, voglio fare il droghiere, ma l'Umanitario non lo faccio più! Almeno ci avessero chiamati amici, ma nossignore! Il più bel complimento era «sporchi italiani» e «grigno!» e di queste facezie. A ripensarci, il sangue mi bolle ancora!

— Altro!

Rigaglia assentiva senza commentare. Il Cavaliere, nell'impeto de' suoi ricordi, si era seduto sul letto. Era acceso nel viso, scapigliato e scamiciato. Nel suo collo taurino si vedevano pulsare le arterie.

— E dopo? e dopo?... La lezione non era bastata. Ecco la Grecia... ecco l'Albania... E almeno l'Albania ci fosse stata riconoscente. Dice: I turchi qua... i turchi là... questi poveri albanesi se li mangiano vivi; ammazzano i vecchi, le donne, le vergini, i bambini, i lattanti. Abbasso l'Impero della mezza luna! Evviva la libertà! C'è l'Albania che soffre?... Ecco qua Mostardo e Rigaglia. Il nostro Oberdan, il nostro Orsini ci avevano insegnato la strada di combattere la gran canaglia coronata. Per Bios! Dieci soldi in tasca, il cappello di traverso, il fucile sulla spalla e via! E come cantava il cuore! Avevamo la faccenda dell'Austria da sbrigare: la spina di Trento e Trieste, ma non si poteva far niente da quella parte e combattere si doveva. Per tutti gli oppressi in tutto il mondo! Eccola l'Idea, brutto testone! Oltre la nostra patria. Perchè... perchè siamo tutti di carne e d'ossa, perchè dovremmo essere tutti fratelli in questo mondaccio che ruzzola, perchè chi tribola soffre lo stesso male in tutto il mondo: e il dolore è il dolore; e la fame è la fame e la disperazione degli uomini è sempre disperazione, al di qua e al di là del mare!... C'erano delle donne che piangevano; c'erano dei bambini che morivano sotto la spada della soldataglia del Sultano. Domandavano aiuto. Bisognava partire. Evviva la libertà!...

Si asciugò il sudore che gli scendeva dalla vasta fronte...

— Evviva... evviva... e gli albanesi ci trattarono come gli americani. In più ci regalarono i pidocchi. Anche loro pensarono che fossimo andati là per rubare e che al nostro paese non ci volessero più. Hai capito?... E va a sacrificarti, adesso!... Gli uomini sono fatti così. Combattemmo e ritornammo a casa con qualche buco di più nella pelle. E due!... La terza fu la Grecia; ma è meglio non parlarne neppure...