— Sì, è meglio.
— Se mi ritorna in mente il povero Fratti, dritto là, con la sua camicia rossa, con quella sua bella faccia e buona, e piena di forza; se mi ritorna in mente quando si alzò per buttarsi avanti ed era nel sole e riluceva come per mostrare a tutti i vigliacchi del mondo che non aveva paura, per Dio!... Che era un italiano, un romagnolo, un garibaldino e gli piaceva di morire per la sua idea... ecco... bisogna che pianga!... E volle morire!... Glie lo volle far vedere lui, alla grecaglia, come ci si butta contro al pericolo, e come si bagna la terra di sangue quando si è garibaldini!... Domòkos... Domòkos!... Antonio Fratti morì a Domòkos; ma la grecaglia sporca non seppe mai chi fosse questo Cavaliere dell'Umanità!
Rigaglia scuoteva la testa senza dir niente. Mostardo per un poco tacque assorto; riprese poi a voce spenta:
— Be', mezza la vita l'ho spesa così. Che cosa mi rimane adesso? Lo scarto. E sono stato sempre e sempre sarò un disgraziato!
— Non vi lamentate del giusto.
— Tu non puoi capire.
— Capisco magari!
— E che cosa? Se non sai neppure distinguere la fava nera dalla fava bianca!
— Anzi ho qui una lettera per voi.
— Una lettera?... E quando aspettavi a darmela?