Mostardo, Mostardo!... È finita l'estate, e la tua baldanza che riempiva il mondo, si risolve in una nebbia bassa e pesante che non lascia più neppure un lembo remoto di azzurro. La tua rossa anima si imbianca. Non sei più tu, Mostardo, con la tua leggenda vermiglia. Più non danzi i tresconi, più non gridi per le adunate, più non lanci il tuo cappello in mezzo a una sala da ballo ed obblighi tutti a non muoversi e un valzer è suonato per il tuo solo cappello, in mezzo alla sala, fra il circolo della gente che ti applaude ed ammira.

La leggenda si sfata. Tu curvi il capo e le spalle; tu taci, ti apparti e piangi il tuo pianto senza rumore, mentre Rigaglia ti guarda, disceso dal tuo Calvario, e si appresta alla sua facile gloria che lo condurrà lontano.

Mostardo, Mostardo!... Eran più lievi al tuo desiderio le gioconde donne che sapevan di buono come le mele cotogne e non avevano le labbra di ceralacca; arrivavano per darti la soda freschezza del loro corpo ben fatto e se ne andavano con un bel riso vermiglio, dopo essere state tutte quante tue e avere goduto con te, nel letto a due piazze, fra le lenzuola un po' ruvide, che sapevano di buona lavanda. Allora ti levavi più forte e il mondo era tuo. Allora le baciavi l'ultima volta sul collo ed aprivi loro la porta con gratitudine e libertà come un padrone contento. E dove era Mostardo era il Verbo. E la Rivoluzione potevi infrenarla o scatenarla quando meglio ti fosse piaciuto.

Vedi vedi dove ti ha condotto una repubblicana di Francia?... Eri tu tale da far figura a Parigi, uomo di provincia, e solamente?... La tua sanità non è più che patimento. La cosa aristocratica ti ha sconvolto. Perchè salire altre scale da quelle che ti erano destinate? Parigi non poteva intenderti. Un bello e grande e robusto albero ha bisogno dei campi e non delle vie lastricate. Le grandi vetrine fastose dei negozi di lusso non son fatte per i poveri fiori di campo che vivono solo di un po' di colore e di molto ardore. Ora sei arrivato alla porta dell'ultima sera e dovrai varcare la soglia. Addio!...

E udiva, così stando e in tanta tristezza, il ronzio delle vespe, delle mosche, dei calabroni. Poi avvertì che qualcuno parlava dietro le sue spalle; ma non vi pose mente; solo un nome lo fece inorecchire.

Certo i due conversatori non P avevano veduto e parlavano abbastanza forte perchè non sfuggisse a lui una sola parola.

Diceva l'uno:

— Che cosa vorrebbero fare?

E l'altro:

— Glie l'hanno giurata! Bàgàj è rimasto in mezzo alla strada con quattro bambini, la moglie incinta e due vecchi.