— Il santo sudore dei lavoratori...
— Ma va' via, chè sei un versipelle!
E l'aveva piantato in asso, così, perchè tutto gli era indifferente ormai; e avrebbe lasciato crollare il mondo senza muovere un dito.
Non voleva veder più nessuno: nè l'onorevole, nè gli altri uomini minori del partito; in proposito aveva dato ordini severissimi e inutilmente erano andati a cercarlo l'avvocato Suasia e Bucalosso; l'ingegnere Fias e Asdrubale Tempestoni. Egli voleva essere come morto.
Di tale stato di spirito veniva approfittando, come abbiamo veduto, il lento e cocciuto Rigaglia il quale, avendo segretamente saputo che si lavorava, nei circoli repubblicani, a preparare la Settimana rossa, decisosi ad uscir dal suo guscio per entrare nel mondo dei fatti, si preparava gli uomini che potevano intenderlo e sostenerlo, il giorno in cui, stanco di essere nessuno, gli fosse piaciuto difendere gli interessi suoi apertamente e in forma aggressiva.
Come e perchè Rigaglia fosse, arrivato a tale divisamento non sarà di intesa difficile quando si pensi che aveva egli accumulato tanto danaro da pareggiarsi, con giustizia, a un piccolo borghese; ora il solo timore di poter essere compreso nell'odiata classe degli sfruttatori, lo improvvisava e lo manteneva leone.
Si avvicinavano i giorni della Settimana rossa e nessuno poteva supporre che dalla tanto auspicata sommossa dovesse balzare alla luce una nuovissima farsa; molto meno poi Rigaglia testone poteva immaginar questo; egli anzi credeva imminente il Regno del Popolo; e siccome, per aver un certo fiuto pratico, sapeva che tale Regno si sarebbe iniziato con la scalata alle Banche ed alle Casse di Risparmio, voleva, in ogni caso, essere fra i primi a penetrare nei tanto vietati recessi: in primo luogo, per mettere a posto le cose; e, in secondo luogo, per non rimanere spogliato e disautorato.
E il socialismo ch'egli veniva propalando di sera in sera alle sue lanose pecore, nel cortile del Cavalier Mostardo, si intonava a tale caotica semplicità e a tale divina ignoranza da permettergli le speranze e le certezze più strampalate.
Tale era l'apostolo, quale l'oratore; e tale l'uomo, quale l'eterna bestia.