Scrisse una lettera umile come non aveva scritto mai. Il giorno in cui, padrone di un segreto capitale, avrebbe potuto agire con astuzia, fu più ingenuo del solito. Gli doleva il core ed era schiavo del dolore suo che arrivava troppo tardi per esser dominato.

Mostardo conosceva bene i suoi romagnoli e sapeva che il giorno in cui avevano stabilita la morte di qualcuno, tale morte era certa. Sapeva altresì che nessuno avrebbe veduto o parlato. Conosceva l'omertà della sua gente.

Il marchese della Pipetta camminava inconscio verso l'ultima ora sua. Il caso gli toglieva d'attorno, all'insaputa, un rivale. Era vero. Ma lo stesso caso non poteva ridargli il cuore di Ninon Fauvétte. Morto il marchese, la bella donna crudele avrebbe forse lasciato, e per sempre, la Città del Capricorno. Questo non voleva Mostardo. Preferiva saperla in un altro napoleonico giaciglio anzichè nell'ignota e insuperabile distanza. Così si fece umile nella sua tristezza e scrisse a Ninon Fauvétte.

Cara Mignon,

vi siete fatta ingannare da una creatura indegna. La lettera che mi avete spedito come prova della mia infedeltà, non ha nessun valore. Anche i sassi sanno che vi voglio bene e che muoio per voi. Provo le pene dell'inferno. Ma sarà inutile che vi racconti quello che non volete sentire. Però per provarvi ancora una volta ch'io non sono capace di far porcherie, vi dico questo. Mignon: state a sentire. L'uomo che amate corre un tremendo pericolo; non posso scrivervi quello che vi dirò a voce. Datemi un appuntamento subito subito. Bisogna far presto. Io non vi domando niente, non voglio niente, non ho bisogno di niente. Io sono un insensato che vi vuol bene e vuol salvare voi e il vostro uomo. Perdonatemi. Non so scrivere. Se sapessi scrivere vorrei buttarvi qui dentro il mio cuore perchè ci leggeste la malinconia. E vorrei che la carta e l'inchiostro si innamorassero come me per potervi parlare. Ma lo so che non val niente! Io non so mettere quattro parole in croce e voi siete di Parigi. Ah, poveretto me!... Sarebbe stato meglio se il Signore mi avesse fatto morire.

Rigaglia vi porterà questa lettera e aspetterà la risposta perchè bisogna far presto.

Addio, addio.

Il vostro Mostardo

Quand'ebbe scritto, si passò il dorso della mano sugli occhi e ristette immobile, immerso nel profondo del suo smarrimento. Poi si riscosse e chiamò:

— Rigaglia?