— Ma dove?

— In campagna...

— Tutti due?

— Sì... tutti due... il marchese e la francese...

— Porco Dacco!...

Partì alla disperata, lanciando la Carlotta alla gran carriera, via per gli acciottolati della Città del Capricorno. Lo videro saettare come un fulmine; fu accompagnato da urla e fischi; stritolò due cani e un gatto, rovesciò una carriola e il suo padrone, portò via di netto una ruota a un baroccino da corsa, urtò in un paracarro, salì su cinque o sei mucchi di ghiaia, scortecciò un albero, investì un ciclista, ma tutto ciò non lo scompose; ritto sul baroccino, senza cappello in testa non fece che urlare e frustare. La Carlotta filava via, il ventre a terra, le narici enormemente dilatate, soffiando come una vaporiera.

E scomparvero in un nuvolone di polvere, sotto la sera rossiccia.


Pratico di ogni strada egli pensò di arrivar prima prendendo le scorciatoie. In breve fu in prossimità del fiume maledetto, fra i canneti del quale si nascondeva l'insidia al suo amore. Allora frenò la Carlotta che stava per scoppiare e entrò in un'aia.

Una donna era seduta presso il muro della casa colonica, sotto a una vite a pergolato. Girava un filarello.