Aveva perduto l'amore; aveva perduta la pace; fuori dalla mediocre e quotidiana ventura degli uomini si trovava ai limiti di una tragedia e di una farsa, sbalestrato dall'una all'altra come un cencio, una povera cosa nella grande bufera dell'ombra, uno zimbello del mistero, uno specchio di nullità impossente nel fluire dei fatti di cui si intesse la vita, questa pausa attonita fra i due silenzi.
No, per Dio!... Egli era ancora ben vivo; aveva ancora le braccia e i muscoli saldi, poteva reagire almeno contro coloro che, volenti o no, rappresentavano in quell'istante il suo destino cane.
E, afferrata la doppietta per le canne, incominciò a farla roteare per l'aria come una clava e a menar giù di gran colpi alla disperata.
Rimase solo. Una chiarità di stelle lontane; una apparente tranquillità di mondi negli abissi di Dio.
Si vedevano appena le chiome degli alberi e la strada bianca. Si guardò intorno.
Una larga chiazza di sangue macchiava la strada.
Vide il suo Calvario.
Chinò la testa e si allontanò trascinando i passi, chè gli pareva di morire.
Il teatro era tutto venduto per cinque o sei sere di seguito. Tempestoni aveva realizzato ottimi guadagni. Bene o male che andasse, si era messo al sicuro. Spadarella gli aveva portato fortuna. Il Golfo Mistico era una realtà. La Grande Lotteria dei quattro buoi e delle sette vitelle filava a maraviglia. Asdrubale era contento, ma Spadarella non sorrideva più.