E il Cavalier Mostardo scrisse questa seconda lettera:
Mignon del mio cuore,
Vi ho detto sempre che per voi avrei dato anche la mia pellaccia; oggi faccio quello che ho sempre detto, da uomo di parola.
Però, prima che mi portino via. Mignon, ho bisogno di gridare contro la vostra ingiustizia.
Io non ho le mani insanguinate. Volevo salvarvi l'uomo che mi aveva rubato l'amore. Mi sono buttato fra i canneti, a costo di tutto, per salvarvelo; ma è stato troppo tardi. Ve l'hanno ammazzato fra le braccia e voi, che avevate in pegno il mio cuore, vi siete pensata che fossi stato io!
Mignon, io vi aspettavo per farvi vedere la mia faccia di galantuomo. Dovete sapere che il giorno in cui avessi voluto domandar ragione al povero signor marchese del suo amore per voi, quel giorno, l'avrei aspettato in Piazza e l'avrei sfidato al tutto per tutto, lui ed io, guardandoci bene in faccia.
Io, i miei nemici, li ho trattati sempre così. Non sono una volpe, e non ho paura; ma questo non serve a niente per fare all'amore.
A voi vi piaceva il marchesato, forse, la corona ed io non sono che un povero Mostardo del mondo!
Però oggi vado in prigione per voi, e ci vado volentieri, anche per quella sola notte del Conventino.
Perchè, e questo è il brutto, se piglio una cantonata, la piglio per sempre.