— Il Cavalier Mostardo!... Il Cavalier Mostardo!...
La voce passava come un mormorìo di bocca in bocca fra la costernazione generale.
Pareva che la Romagna stessa andasse in prigione, ammanettata. La stessa Romagna, e il suo cuore che piangeva senza far rumore.
Fu un corteo; una dimostrazione spontanea e muta.
Tutti sapevano che Mostardo era innocente. Tutto il popolo.
E quando fu per entrare in questura; quando fu per scomparire nel grande androne buio, dalla folla stipata si levò una voce forte che gridò:
— Compagni, giù il cappello!..
Allora tutti si tolsero il cappello e non si udì un mormorìo.
E il Cavalier Mostardo passò, alto e pallido, fra la folla muta che lo acclamava così, senza un grido, suo Re e Padrone. Il giorno stesso in cui entrava in galera.