Per espressa volontà del Cavalier Mostardo, le recite del Werther al Teatro Comunale non furono interrotte. Spadarella pianse, ma quando tornò dall'aver visitato lo zio Giovanni in prigione era ben risoluta di continuare fino alla fine nell'impegno preso. Naturalmente si ebbe una dimostrazione di popolo ancor più entusiastica della prima.

E una sera, poi che il tenore ebbe cantato la romanza:

Come passato il nembo,

si queta il mar fremente:

il cuor non soffre più....

non si seppe perchè, ma, come per muta intesa, il pubblico, tutto il pubblico senza distinzione, scattò in piedi in una acclamazione frenetica al Cavalier Mostardo. Fu un delirio. Per venti minuti la dimostrazione si rinnovò sempre più violenta.

Era l'anima rossa della Romagna che scoppiava nella sua necessità di giustizia. Un fiero monito e una torva minaccia a chi doveva decidere.

— Evviva il Cavalier Mostardo!...

— Evvivaaaa!..

Dal Golfo Mistico si levaron gli inni rivoluzionari. Asdrubale Tempestoni improvvisò un discorso. Poi qualcuno gridò: