— Lo vogliam fuori!...

E tale grido fu ripetuto a furore.

Il prefetto era in teatro. Tutto il pubblico gridava, rivolto al palco del prefetto:

— Lo vogliam fuori!..

E quando fu vista l'autorità governativa scuotere il capo affermativamente, il delirio non ebbe più limite. E dovette presentarsi Spadarella a far cessare l'entusiastica bufera.

Spadarella esercitava ormai, sulla massa, un fascino irresistibile. Era adorata. L'anima collettiva si muoveva attorno a lei come nella luce di un altare. Ella poteva domare la gran bestia solo col suo soave sorriso di bambina: solo con un gesto della sua piccola mano bianca. Intorno a lei si faceva il silenzio. Tutti aspettavano dalla sua voce il godimento che transumana.

Stavano ora, essendo disceso un miracoloso silenzio, tutti protesi verso il palcoscenico. Fra gli altri, in una barcaccia di prim'ordine, era l'ingegnere Fias, il quale, appoggiate le braccia al parapetto della barcaccia, si sporgeva verso il palcoscenico come a intendere e a veder meglio.

Ora convien ricordare come l'ingegnere Fias beneficiasse di una cospicua calvizie e come il suo cranio fosse, per la massima parte, polito e lucente a simiglianza di un avorio. Su questo avorio che rifletteva le fiammelle delle lampade, tanto era terso, si appuntò la malnata attenzione di qualcuno che sedeva in loggione proprio sopra all'ingegner Fias. E questo qualcuno, in una pausa musicale, forse per distrarsi o per misurare la sua schietta bravura, lasciò cadere a perpendicolo un grosso sputo il quale, naturalmente, trovò domicilio nel centro della cospicua calvizie dell'ingegner Fias.

Il quale ingegnere, per essere di madre anglosassone, era per sua natura, pacato, riflessivo e alquanto flemmatico.

Avendo avvertito adunque, il Fias, il caldo ospite precipitare e giacersi sulla sua pelata, senza atti scomposti nè parole inutili, si ritirò dal parapetto della barcaccia e agli amici suoi che gli chiedevano: