— Lasciamo andare! — fece il Trancia.

— E sarà meglio!... — soggiunse il Mosca.

Mostardo li squadrò accigliato, si rizzò un poco sulla poltrona, battè l'enorme pugno sulla scrivania.

— Si faceva per dire... — mormorò il Trancia, che sotto la bufera batteva in ritirata.

— E te, avanzo di galera, tieni bene fra i denti la tua lingua!... E non ti venga voglia di dire una parola di più!... Tu sai quel che c'è di nuovo, altrimenti!... È perchè voglio aiutarvi, che fate questi discorsi, canaglie?...

— Avrete capito male... — sussurrò il Mosca.

— Io non voglio aver capito! Chè, se avessi capito, a quest'ora ti avrei incollato al muro con uno schiaffo!... Poi, qui, esigo la disciplina e pochi discorsi!... Se vi piace rimanete; altrimenti... fuori!...

E distese con tanta forza il braccio verso la porta che gli otto ceffi chinaron la testa.

— Ha ragione!... — mormorò il Cieco di Civitella.

Ecco un giusto silenzio. Mostardo si riassettò e disse: