— Non ci sarà bisogno dei carabinieri. Addio, Salvatore. Grazie.

— Ma voi — insistè l'agente seguendo a passo il biroccino fin sulla strada; — voi, che cosa pensate di fare?...

— Sarebbe lunga a contarvela. Vedrete.

— State attento, Mostardo!

— Amico mio, prima di tutto l'idea, poi la pelle!

— Dite bene! — fece Salvatore ridendo. E rimase in mezzo alla strada a guardare Mostardo che si allontanava al trotto della sua buscalfana, fra le siepi.

CAPITOLO IV. Il Cavalier Mostardo rientra trionfalmente fra gli eroi della Cattedra.

L'onorevole gli aveva parlato a lungo, con decoroso riguardo. Gli aveva stretto la mano con fermezza. Gli aveva detto:

— Mostardo! — ma con una intonazione particolare come a condir la parola, di profonda stima e di inalterabile amicizia.

Ora il Cavalier Mostardo era forastico se lo carezzavan contro pelo; ma se lo lisciavano pel verso giusto diventava tutto color di rosa e trasparente. Anche questo si doveva al suo terribile dubbio perchè era giunta l'ora per lui di misurarsi ben diversamente che non coi suoi metodi da ciclope. E il dubbio lo teneva perplesso e non sapeva se desistere o gettarsi a capofitto nell'avventura. In tale peritanza, tutto che poteva fargli capire di essere ben al di sopra di Rigaglia, lo illimpidiva, lo burrificava.