— E adesso perchè ride?...

Il Bigatti non rispose.

— Crede di farmi paura?...

— A lei no! — rispose il Bigatti, tranquillo. — Lei è innocente!

O che diamine voleva dir questo?... Mostardo speculò dentro sè stesso per fermar il valore preciso della parola innocente, per trovarvi un significato nella sua vita. Ma non trovò se non tempi di infanzia e di scuola e un equivoco sentore di prima comunione e di corporale nonchè spirituale castità. Niente più. Innocenti erano i marmocchi alla poppa e i fantolini alla cresima ciò è a dire irresponsabili. Innocenza è eguale a irresponsabilità. Un irresponsabile è quasi un imbecille, se ha superata l'infanzia. Egli era fuori dall'infanzia. Nessun dubbio. Il Bigatti aveva voluto offenderlo. La lenta ma nobile convinzione gli passò dalla mente al cuore e accese la fucina della collera. Ma si fermò a un centro inibitorio. Doveva ancora figurare come persona corretta. Disse, stringendo i denti:

— Si spieghi!...

— Oh, ma non importa!... — rispose il Bigatti. — Non dia peso a una parola futile!...

— No!... Non deve andar così... — affermò risoluto il Cavaliere. — Io sono un gentiluomo, sa!... E con me è inutile venire avanti con parole difficili. Se lei ha voluto offendermi, è un vigliacco!... E se non ha voluto offendermi è un vigliacco lo stesso perchè non si è spiegato!...

Poi la furia che già si levava a formar catapulta sul malcapitato Bigatti fu d'improvviso frenata e semispenta dal riso sollevato intorno dalle sue parole.

Tale era il compito di Mostardo Perilio nelle brigate. Solutore di continuità nei punti scabrosi e porto di gioconda unione. — Evviva il Cavalier Mostardo!... — gridò la brigata.