— Ma se noi abbiamo rinunziato, o quasi, alla vecchia pregiudiziale irredentista per dedicarci a un compito più umano e universale, come prendere sul serio certi isterismi?... — domandò l'onorevole.
— E, dopo tutto, i turchi — fece un nuovo interloquente, Domokos Barbantini, impiegato di concetto al Comune — i turchi si sono mostrati più civili di noi con la loro rivoluzione pacifica!
— Staremo a vedere... — mormorò Suasia.
E allora si fece vivo uno che fino a tal punto era stato in ascolto, tutto arruffato e meditabondo. Quest'uno si chiamava Libero Bigatti ed era un repubblicano anarcoide così, per incidenza e predilezione. Era tollerato perchè temuto. In più liberi tempi sarebbe stato tranquillamente soppresso con una piccola dose di piombo in luogo opportuno.
Il Bigatti, agli ultimi accenni alla Turchia si ricompose sulla sedia.
— Già... la rivoluzione giovane turca! — ghignò fissando l'onorevole. — E chi non sa che è un trucco massonico?...
La brigata discese immediatamente sotto zero. Silenzio! Solo Mostardo ribattè:
— Oh!... Ma lo dice lei!...
Il Bigatti guardò Mostardo con tale ironico sorriso che il buon Cavaliere non potè non osservare.
Domandò: