E l'individuo?... — continuò fra la gaiezza dei sozii — Dove finiscono i diritti dell'individuo?... Tutto è conculcato, tutto è sottosopra. Non ridete!... Che cosa conta un uomo, oggi? Niente! Lo prendono e lo immagazzinano con gli altri; ne fanno una collezione: ecco qua la Cooperativa!... Oggi non c'è più un bastone, c'è una fascina; non c'è più l'uomo, c'è la Lega! Per Bios, e bada come parli perchè uno comanda per tutti! E chi è questo uno?... Dove lo trovi il generale?... Nessuno ti sa dire dove sia e chi sia. Sarà il Signore, dico io. Siamo scappati dai preti e abbiamo trovato il Gran Prete. È proprio così! Il Gran Prete è dappertutto e dorme nel tuo letto con te e sta attento a quello che dici, a quello che mangi, a quello che fai. E per Bios, per esempio, tutti siamo deboli di natura, si sa... l'uomo tende alla donna e viceversa. Ma il Gran Prete non vuole; se hai un'amorosa prima deve metterci il naso lui... ecco!... E bisogna che la Cooperativa sia contenta!... E vi pare che si chiami esser uomini così?... No, figli!... Noi siamo burattini!... E si va avanti perchè ogni calcio fa fare un passo!...
Tacque. L'avevan lasciato parlare. Si era sfogato.
— Dunque tu sei un ultra-individualista? — gli domandò l'avvocato Suasia.
— E mi son mai domandato, io, chi sia? Che cosa mi importa dei vostri nomi e delle vostre cabale? Io mi chiamo il Cavalier Mostardo!...
Seguì una sosta. L'onorevole sfogliava alcune carte che aveva innanzi e pareva concentrasse, nell'operazione, un'attenzione rigorosa. L'ora era tarda. Nel silenzio non si udì che il crepitar del lume. Le strade della città erano deserte. Un gallo cantò quando l'onorevole chiese a Mostardo:
— Sapete dirmi quanti siano i coloni dissidenti?...
— Come?... — fece Mostardo.
— Quanti sono i contadini che vogliono le macchine rosse? — chiarì l'avvocato Suasia.
— Ah, ecco qua la nota! — E Mostardo trasse dalla tasca un gran foglio che spiegò innanzi all'onorevole.
— Quando avete compilato questa nota?