Spadarella si accostò. Gli occhi suoi si fecer più grandi; la sua giovinezza vi si raccolse, risplendè della sua gioia.

— Dove andiamo?...

— Vedrai!

— Debbo vestirmi bene?...

Mostardo posò la tazza, guardò la giovinetta.

— Sì... fatti bella!...

Ella non disse niente, gli dette un gran bacio, fuggì.

Eccola di sopra, nelle sue stanze chiare. Pesticchiava su e giù. Correva; forse dall'armadio allo specchio.

I pensieri di lui, i gravi pensieri vestiti di nero, se ne andavano ad aspettarlo altrove. La trebbiatura, i manigoldi fatti venir di lontano, i pattuglioni, le difese, l'onorevole, il compito politico, la candidatura, il potere, tutto era scialbo ed inutile in quel mattino. Egli era lo zio Giovanni, in casa della sua bambina. Ed anche la sua larga faccia e i mustacchi avevano un'aria diversa: avevano la rotonda beatitudine del nido... per due occhi in pace!

Il sole e un pesco pensavano alla finestra ch'egli aveva innanzi. Sulla tavola e sul muro bianco tremavano ombre di foglie... Su, nella stanza chiara, Spadarella cantava.