NEI PAESI DEL SOLE.
“.... Egli manda i venti che portano le nubi su le contrade nelle quali la terra langue. La pioggia rende alle campagne sterili la loro prima fecondità: immagine della resurrezione.„
Il Corano. Cap. XXV. v. 10.
NEI PAESI DEL SOLE. In mare.
18 agosto.
Abbiamo salpato da Brindisi iernotte. Ora è il mattino e si naviga sotto le coste dell’Epiro. Le nebbie velano a mezzo i monti, non si vede un paese intorno; solo il grigio e ripido corso di un torrente che pare squarci la montagna brulla.
Il mare ha il colore del latte. I marinai lavano il ponte. Verso la poppa cinque ragazzi albanesi sono saliti sopra due stie per superare la murata di bordo e guardare il paesaggio. Seguono silenziosamente l’uguale svolgersi delle montagne azzurre, gli occhi larghi e pieni di sogni. Nessuno dice parola. Superano appena col capo l’alta murata, e le cinque testoline si illuminano nel sole. Un gallo canta festosamente.
Nella terza classe due albanesi in fez, coperti da una lunga camicia bianca, a fiorami rossi, passeggiano conversando pacatamente; un terzo, accosciato su le assi del ponte, mangia un cocomero biancastro.
Lungo la costa appaiono isolotti scogliosi, fra i quali intravvedo qualche casa. Sale sopra coperta un prete greco diretto a Costantinopoli e mi domanda garbatamente quali siano le disposizioni dello spirito pubblico italiano circa la Grecia.
Lo spirito pubblico? Esiste da noi in realtà una cosa simile? Ne dubito molto. Comunque sia, sonnecchia finchè non è frustato.