Sono soli, sono come un’oasi maledetta nell’umanità, ed ogni anno vedono diminuire il loro numero. Ogni mezzo è buono per perseguitarli; ogni arme è ottima per ucciderli.

— Si dice, — continua parlando rapidamente e con voce quasi singhiozzante, — si dice che gli armeni stavano tramando una grande rivolta, che si costituivano in associazioni segrete, che volevano organizzare una specie di Partito Rivoluzionario Russo, per vendicarsi della Turchia, per muovere guerra alla Turchia. Tutto ciò è falso, compiutamente falso! È la menzogna più sfrontata, ordita contro di noi. Si dice che siamo usurai, che affamiamo il popolo e che seguiamo la nostra sorte per la brutale ingordigia che ci distingue. E questa pure è menzogna! Se il signore verrà ad Angora, potrò farle vedere le cose da vicino, potrò farle osservare le nostre condizioni e studiare la nostra vita. Siamo un popolo che si difende, che non vuol morire, che non vuol essere assorbito, che è geloso delle proprie tradizioni e della propria lingua e dell’anima propria. Ecco la nostra grande colpa! Chè se l’usura è esercitata fra noi, non lo è mai quanto fra i greci o gli ebrei. Ci difendiamo, non vogliamo morire! Non si può condannare l’uomo che, stando per annegare, si afferra a qualsiasi cosa gli venga d’attorno. I turchi ci odiano per il loro fanatismo religioso e perchè siamo deboli e indifesi. Anche noi siamo fanatici, ma è l’unica nostra forza. Se la fede nostra morisse, saremmo perduti senza speranza.

“Sono stato ad Adana, sa; ho veduto con questi miei occhi ciò che hanno fatto quelle bestie! E il massacro fu ordinato da Abdul Hamid; tutti lo sanno, tutti lo dicono. Con tale massacro egli, che ben vedeva il torbido intorno a sè voleva provocare un intervento delle Potenze e salvare il suo trono. Ora il kaimakan di Adana, colui che eseguì gli ordini ricevuti, è in esilio a Bengasi. Un esilio strano; una vera villeggiatura. Forse sarà richiamato in servizio.

“Lei non può immaginare la fosca barbarie, la crudeltà di quella gente.

“Una povera madre (e quello che le racconto è verità nè il sentimento mi fa esagerare), una povera madre quasi soffocata dal fumo della sua casa incendiata, colta dalla disperazione si recò in braccio i suoi due piccini, una bimba di cinque anni ed un bimbo di tre e si precipitò giù per le scale, fra le fiamme. Non era appena giunta su la soglia della fornace che un soldato le spianò il fucile contro e la ferì mortalmente. Ella barcollò, ma prima di cadere fra le fiamme ebbe la presenza di spirito di lanciare lontana da sè la piccina; così non potè fare per il bimbo che morì con lei bruciato. La povera piccola ebbe l’istinto di nascondersi e si salvò. Due giorni dopo fu raccolta mezza morta di fame da un buon uomo che la portò a Smirne; ed ora è a Smirne, ricoverata in un convento.

“Potrei raccontarle mille atrocità simili. Chi non ha veduto non può supporre a quale grado di ferocia giungano quelle genti.

“Un ingegnere francese che era ad Adana per l’esportazione del tabacco si salvò perchè, per tre giorni, stette nascosto fra i sacchi della sua mercanzia.

“Il giorno che seguì la carneficina si vedevano nel quartiere turco, nelle botteghe dei macellai, attaccate ad uncini, membra di fanciulli e di donne; cuori e viscere. È la verità, signore.

“La testa di un bimbo quattrenne fu ruzzolata sui selciati come una palla, poi i cani ne fecero scempio. Fu la gioia della bestialità, un orrore indescrivibile! —

Ho visto gli occhi di lui vîvi ed ardenti inumidirsi d’improvviso. Un pianto muto gli è sceso per le gote.