Una beduina.

A Rettimo è avvenuto qualcosa di simile; causa, un fucile che esplose cadendo dalle mani di un gendarme. I mussulmani vivono nel timore continuo di una rappresaglia da parte dei cristiani, ma non lo manifestano. Tutto è ordinariamente tranquillo e si svolge nella pace dei rapporti consueti.

Ora, su l’entrata del porto, non è issata alcuna bandiera; i marinai delle sette navi montano la guardia per turno e i cretesi attendono la decisione delle Potenze. Attendono tranquillamente fiduciosi. Basterebbe però la sola presenza di una nave turca nelle acque di Creta a far divampare la rivolta. A ciò tutti sono risoluti con fermezza, nè i consigli di Michelidakis, di Venizèlos e di Loghiades, che sono i capi del governo dimissionario, potrebbero far desistere un solo uomo dal partecipare ad una insurrezione che è nella coscienza comune.

Il nazionalismo ha ferventi seguaci, in quest’isola, tutti i cristiani, non uno eccettuato, e sono la grande maggioranza. Benchè si dividano in partiti; o meglio: benchè vengano parteggiando o per Venizèlos o per Kùnduros, il quale rappresenterebbe una supposta opposizione al Governo dimissionario, opposizione unicamente risolvibile nel desiderio del sopravalere, sono in fondo uniti e solidali nella volontà dell’annessione alla Grecia. Tale volontà è il fuoco fisso verso il quale si appunta ogni energia. Non vi sarebbe possibilità alcuna di governo autonomo, nè di calma se le Potenze pensassero di abbandonare Canea. Inoltre l’isola non ha tuttora in sè tali e tante risorse da poter costituirsi in istato autonomo; ha bensì tutto un popolo di soldati forti, resistenti, sobrii, tutto un popolo che è pronto a sacrificarsi per la causa che difende. E non v’ha in ciò alcuna esagerazione rettorica.

Girando per la città si vedono tuttavia le traccie delle antiche lotte; sono case sventrate, diroccate, annerite dagli incendi. Pare siano lasciate in tale stato in segno di minaccia.

Domani si potrebbe ricominciare. Basterebbe una parola di Venizèlos o di Kùnduros a raccogliere quattro, cinque, seimila armati da un’ora all’altra. La cosa che sarebbe impossibile in altri luoghi è, qui, lo stato di fatto quotidiano. Combattere è un giuoco per questa gente. I contadini, al faticoso lavoro dei campi, preferiscono la battaglia. L’entusiasmo li accende; sono fermi ed eroici. Tipi di atleti dall’alta fronte che si infosca sotto le chiome selvaggiamente scomposte. Uomini bellissimi, diritti come antenne, dal profilo classico. Sorridono di rado, parlano poco, hanno gli occhi assorti di continuo come in una visione interiore. Mi ricordano il David michelangiolesco: la stessa snella vigoria; la stessa compostezza fieramente sdegnosa; la stessa struttura armonicamente maschia.

Gli eroi omerici non dovevano essere dissimili da questi loro lontani nepoti. È una razza sana ed incorrotta che ha mantenuto nei secoli le sue virtù primigenie. Il mare e la loro natura sdegnosa e le tradizioni che osservano rigorosamente li hanno difesi da contatti che avrebbero disperso la loro magnifica eredità. Nelle loro virtù essenziali sono oggi come erano mille anni fa. Lo stesso istinto guerriero lo dimostra. Ora con un popolo simile la ragion diplomatica avrà effetto sicuro finchè risponderà ai desideri di lui; il giorno in cui se ne allontani resterà lettera morta. Queste genti si potranno vincere con la forza, ma non convincere; si potranno incatenare, ma non domare. Si domano gli imbelli e non i popoli decisi agli estremi sacrifizî. La coscienza nazionale è qui radicata fin nell’ultimo montanaro isolato lungo i dirupi dell’aspra Vuna; si sa ciò che si vuole e si attende. Sinchè le Potenze restano, tutto si manterrà tranquillo; ma domani? Del domani non se ne parla, si attende in un silenzio sdegnoso. Le Potenze sanno come le decisioni siano ferme nell’animo di tale popolo e come nulla possa trattenerlo dal porle ad effetto.

La bandiera greca è stata abbassata dai marinai delle Potenze; non già da mani cretesi. Quando si seppe che il Governo Provvisorio, pur ossequente alla volontà degli Stati protettori, aveva deciso di far abbassare la bandiera greca issata all’imboccatura del porto, un migliaio di contadini, armati di fucili, irruppe in città e per tutta la notte montò la guardia all’antenna, deciso agli estremi; se un gendarme o un politofilakes (guardie di città) avesse eseguito gli ordini, si sarebbe esposto a morte sicura.