Si è soffermata ad un passo, ha sollevato il velo ed è apparso il volto pallido e dolce di Nuriè.

— Vado a Candia — ha sussurrato. — Ti ho veduto. Volevo dirti addio.

Non so che cosa le abbia risposto.

Quando è ripartita e mi ha distese le mani ho sentito al contatto una ciocca de’ suoi gelsomini.

Le sue piccole mani tremavano e negli occhi grandi era un’ombra accorata.

L’ombra di una lanterna rossa nel cuor della notte, in una strada solitaria.

Di lei, della sua vita, del suo destino non so che il mistero.

In viaggio.

Dopo Candia, più bella forse ma molto meno caratteristica di Canea, dopo Cnosso e Festo, con la memoria piena di ruderi titanici e di una civiltà che per opera sapiente degli scienziati si viene illuminando, ho ripreso le vie del mare.

Dire delle cose vedute?... Fare una dissertazione e a quale pro?... Della civiltà minoica molto si è scritto anche in Italia. Chi può cercare fra gli appunti di un viandante, di un’anima nostalgica, la dissertazione sapiente? Qui passa una vita diversa e la figura tragica del re sacerdote non vi avrebbe luogo.