Egli sapeva che se fosse rientrato alla Mecca, dove pur rischiava di rimetterci la vita e fosse riuscito a sfuggire alle mani degli avversari, sarebbe stato accolto in trionfo a Medina, e decise il colpo che segna il limite fra il periodo della sua predicazione tranquilla e quello dell’azione violenta.

Non appena i Loreisciti seppero della presenza di Maometto alla Mecca, si adunarono e decretarono la sua morte. Però, per non essere soli a subir l’odio della potente tribù degli Hascemiti, decisero di scegliere un uomo per ciascuna tribù; formarono così un manipolo numeroso che doveva pugnalare il profeta.

Maometto, informato della decisione presa da’ suoi nemici, chiamò Alì, il compagno fedele, lo ricoprì del suo mantello verde, lo fece coricare nel suo letto e partì eludendo la vigilanza degli assassini.

Questi avendo riconosciuto Alì e non avendo l’ordine di spargere il sangue di lui, attesero fino alla mattina, ritenendosi certi che Maometto non avrebbe potuto fuggire dalle loro mani; e quando si avvidero dell’inganno, lasciarono il compagno del profeta e corsero su le vie di Medina per raggiungere la preda agognata. Ma, come narra lo storico Abul-Feda, Maometto aveva preveduto l’inseguimento e aveva preso una via traversa.

Nascosto in una profonda caverna del monte Tur, che sorge a mezzogiorno della Mecca, vi rimase per tre giorni. I nemici suoi giunsero fin sulla soglia della caverna, e già stavano per penetrarvi allorchè si accorsero che su l’entrata era alla sua covata una colomba e ritornarono.

Maometto fu salvo.

Tale preteso miracolo è popolarissimo fra i mussulmani, ed ecco perchè in tutte le città dell’Oriente v’è una specie di venerazione per le colombe, ed ecco perchè ad Algeri come a Smirne, in tutte le case e in ogni albero si sente il placido tubare delle amorose compagne che salvarono il Profeta.

Un cimitero israelita.

Mi ritornano alla mente i versetti del Deuteronomio:

E sarai in istupore, in proverbio ed in favola, fra tutti i popoli, dove il Signore ti avrà condotto....„