Una capanna finnica abbandonata.

Piccoli Lapponi.

Eccone una prova che mi pare abbastanza significativa.

Un nostro connazionale che ha attraversato in lungo e in largo l’altipiano della Cirenaica e ne ha studiato il clima e i terreni e le possibilità di irrigazione, venuto nel convincimento che sarebbe stata non solo possibile, ma altamente rimunerativa una cultura di detti terreni, tre anni fa si decise di tentare l’impresa e comprò dal Governo turco un largo appezzamento incolto per tentarvi i primi esperimenti.

Il vecchio Governo necessariamente annuì, intascò i soldi, e quando si trattava di legittimare e di definire la proprietà del nostro connazionale, quando si trattava di segnarla a catasto sorgevano mille difficoltà e una. Prima un impedimento, poi un altro; mandarono la cosa alle calende greche.

Il vecchio Governo cadde; Abdul Hamid andò in esilio; tutta la stampa europea, e più specialmente quella italiana, levò odi e inni al nuovo reggimento, ne magnificò le intenzioni, ne salutò esultando l’avvento al potere. Non una nota stonata, non un sorriso incredulo o pessimistico; dal nord al sud si davano l’imbeccata, e la gioia dei mussulmani pareva una gioia famigliare.

— Che cuori d’oro questi italiani! — avrà pensato qualche turco dalla faccia ambigua; qualche turco per antonomasia, voglio dire, il quale, giovine o vecchio che sia, non è precisamente troppo sentimentale. E noi giù, a fare il “Francesco mio!„ come i fringuelli in amore e a gettar parole a mani piene e a cantare il “magnificat„.

E qualcuno ci crede ancora un popolo vecchio, mentre abbiamo l’ingenuità dei poppanti e la baldanza dei giovinetti che non misurano il loro entusiasmo.