Io mi lavo con fede davanti al Figlio di Dio e davanti alla stella del mattino che è la pupilla del mondo....„

Scomparvero, non mi fu possibile rivederle, furono non più di un bagliore, eppure, per loro virtù, rivisse innanzi a me fuggevolmente l’anima omerica:

Quivi giovinetti e fanciulle, che portano in dote le mandre di buoi, danzavano tenendo le mani l’una nel carpo dell’altra.... Ora correvano con abili piedi assai facilmente.... ora ricorrevano in fila gli uni verso gli altri....„

Echi remotissimi che riempiono l’anima di nostalgica dolcezza, e solo per simili echi si è animato fulgoreggiando tutto il mio viaggio solitario.

Di Cythera, o meglio di Cerigo, non rammento se non scarsi ruderi informi, grandi cespi di mirto e di gelsomino e otri di miele, di un ottimo miele che sa di timo; e rammento altresì una ricetta per un filtro di amore donatami da una vecchia, nei dintorni di Hapsali. Sì come le feci l’elemosina, la scarna creatura volle farmi compartecipe di un suo segreto che potrebbe risalire, forse, al tempo del molle Adonis. A me non serve e lo comunico ai lettori:

“Si riempie di acqua di rose, per metà, una bottiglietta di cristallo e vi si pongono a macerare alcuni grani di incenso e qualche foglia, disseccata, di mirto e di santoreggia. Si chiude ermeticamente la bottiglietta e la si espone al sole per quarantott’ore, trascorso il quale periodo si filtra il liquido e vi si aggiungono trenta gocce del succo di un cedro di trecento anni e la rugiada di nove rose rosse e di sette rose bianche raccolte all’alba che segue l’apparire del primo quarto di luna; poi un chiodo di garofano e l’ultimo anello della coda di un serpente disseccato.„

Nient’altro.

La vecchia dagli occhi pallidi mi assicurò che tale ricetta era infallibile.

— Provala — mi disse —; non avrai più desiderio....

E si allontanò zoppicando sotto il crepuscolo violaceo.