Ecco Helena dal colorito di ambre; Helena, la piccola ateniese mi ritorna alla memoria.

Ricordi, piccina, le belle meduse nel golfo di Corinto? Navigavano su le acque chiare, simili a sugheri, le meduse rotonde, e tu le indicavi col braccio ignudo, con piccole grida.

C’erano due inglesi che andavano in viaggio d’amore e sorridevano alla tua fanciullezza pensosa come io ti sorridevo; io che pensai in te il destino della tua patria.

Poi Atene spuntò e tu stavi raccolta su la prora, immersa nella magnifica chiarità orientale e avevi negli occhi il cuore, il cuore della tua terra che si affissa verso l’avvenire.

Passammo vicino a uno scoglio. C’era una croce bianca. Non so perchè una nube di tristezza ti passò sul chiaro volto di bambina e non ti interrogai: vidi, nel segno, il dolore della tua terra.

Un raccoglimento ed una fede.

E ti benedissi in cuor mio, piccola ignara, che impersonavi un destino tragico e stupendo. Adesso, come allora, appare lo scoglio dalla croce bianca, ma tu sei lontana.

Prima che la gran terra dilegui, a te viene il mio cuore benedicendo, poi che tu mi sei la giovine Grecia che attende.

VERSO I MARI DI GHIACCIO.

Buöreb lä jode, go oro.