Cadeva un crepuscolo soave; ero solo. Passò una piccola barca; mi giunse una voce. Un giovine e una giovinetta erano ritti su la prora. Non udii ciò che dicevano; mi ritornarono nella mente le parole di Saffo:
“Stammi in faccia, caro, e spandimi la grazia che hai negli occhi....„
Sui confini del mare la luce moriva come in una ghirlanda.
Tutte le rose della Pieria eran cadute dal cielo a coronare il fantasma che dileguava.
Una croce in uno scoglio.
Atene è dileguata fra il fulgore violaceo de’ suoi monti dispogli. Visione indimenticabile, ebbrezza senza pari!
L’Acropoli, a somiglianza di una enorme torre mozza elevata a prodigio in queste terre d’oro, è scomparsa. Passano le ombre delle nubi su le montagne.
Navighiamo verso il canale di Corinto.
In quale diafana chiarità, sotto il fumo del vapore, si perde Atene!... Naviga, sopra di noi, nel cielo, un velario di nubi bianche. E tanto sono belli il cielo ed il mare e l’oro del sole è sì vivo, che gli scogli lontani sembrano gemme.
Di sopra le basse colline spuntano strani profili di nubi; piccole barche con due vele rosse trascorrono silenziose.