Sulla terra nella quale l’assurdo e l’incomprensibile furono sempre sdegnati, doveva stabilirsi appunto il regno dell’assurdo e dell’incomprensibile, e il popolo più fecondo, perchè credette alla libertà, doveva piegarsi e immiserire sotto il fanatismo mussulmano perennemente sterile. Sterilità che fece il deserto. La gran vita solare fu oscurata nei secoli. L’anima gioiosamente chiara tramutò, si intristì, decadde e, ai più sperduti, rimase unicamente una inconscia eredità di costumi.

Solo l’irrequietezza, la turbolenza, la mutevolezza, il cinismo, caratteri che furono già degli antichi, si mantengono nei greci moderni.

Dolorosa eredità.

Allorchè, nei tempi più belli di Atene, alla domanda:

— Chi governa il Destino?

Eschilo fece gridare a Prometeo:

— La Parca e le Furie!... — vide nel tempo, profetizzò. Eschilo fu l’Elia del popolo greco.


Ciò ch’io vidi a Metelino mi fece triste. Fu come chi giunga festosamente dove era già un giardino e non ritrovi che aride sabbie.

Solo quando l’isola si allontanò sul mare e fu tutta azzurra come un nido di sogno nell’immensità, potei pensarla e vederla quale era; solo allora mi rifiorirono nella mente gli echi dei lontani hymenei e gli sparsi frammenti di una poesia immortale.