Cupole e torri e fiocchi di palmizi sboccianti con la grazia di un capitello oltre l’esile tronco diritto; tonalità bianche, verdi ed azzurre fuse in un’ampia armonia, ecco la caratteristica più spiccata di Tunes el bida.

Per un attimo ancora l’apparizione magica vivrà nel silenzio fra le sue piccole alture, rilevata su lo sfondo di un cielo luminosissimo; per un attimo ancora questo schiudersi dell’anima orientale ci apparirà fra la quiete indisturbata dell’ampia laguna in un raccoglimento che favorisce l’intima comprensione, chè il porto si avvicina e si avvicina il tumulto. Le linee si amplificano, appare la città europea con le sue larghe strade fiancheggiate da alberi. Gli edifizi pubblici che sorgono attorno al porto nascondono a poco a poco la città araba.

Gettiamo l’ancora, le eliche si arrestano. Dalla riva si distaccano e si spingono a gran forza verso il nostro piroscafo, piccole imbarcazioni cariche di facchini arabi e sudanesi. Toccano il bordo. La nuova folla, lacera e urlante, si slancia sospingendosi su per le scalette, invade i ponti, ci attornia, ci interroga in francese, in italiano, in dialetto siciliano, vuole strapparci a forza le valige, vuole farci comprendere, mettendoci sotto il naso la targhetta col numero d’ordine, che essa è autorizzata a fare ciò che fa, che nessuno può proibirglielo, che dobbiamo cedere; e ci pigia e ci insidia e ci calpesta sorridendo, balbettando, urlando, in un luccichìo di volti neri, bronzei, ambrati, in uno svolazzare di cenci bianchi, rossi, celesti, gialli.

Tale la prima manifestazione della vita indigena che viene ad incontrarci e ci saluta.


Tunisi la bianca presenta a tutta prima una singolare ed inattesa fusione della vita indigena e della vita europea. Percorrendo l’Avenue de la Marine, l’Avenue de Carthage, l’Avenue de Paris, i magnifici quartieri moderni, sorti in pochi anni per iniziativa dei francesi, vi sorprende e vi disillude la mescolanza dei tipi e l’assenza del carattere orientale che vi eravate ripromesso. Vi pare che la civiltà prepotente abbia cancellato ogni traccia dell’antica città araba, che tutto si sia livellato nel tipo comune alle grandi città europee.

El Djem.