Oppure:
— .... Napoleone è con noi, non v’è da dubitar di gloria!... —
Ma allora non erano, per me, che parole senza importanza.
Fu più tardi, qualche anno dopo, che la mia mente si aprì a tale mistero e tutta se ne saturò e lo rivestì di magnificenza.
Avevo incominciato a leggere e leggevo con avidità. Un giorno trassi una seggiola presso al muro, vi salii e cominciai a decifrare lentamente i caratteri ingialliti della vecchia lettera.
Sul principio mi ci raccapezzai a stento, poi mi si aprì un orizzonte improvviso e la mia meraviglia e l’entusiasmo mio non ebbero più limiti.
Alla sera ebbi dalla mamma tutti gli schiarimenti che poteva darmi; ne ero tanto ansioso che ella ne sorrise.
Seppi che la lettera era stata scritta da un suo prozio, colonnello nell’esercito napoleonico, caduto al passaggio della Beresina.
Era morto da tanto tempo! Aveva lasciato un orologio d’oro che doveva essere recapitato alla famiglia ma, nel tragitto, diventò d’ottone. E il vecchio orologio d’ottone, con sopra impressa una sigla, lo ricordo tuttavia chè mi divenne caro per tutto ciò che la mia fantasia gli fece raccontare.
Da quel tempo lessi non so quante volte la lettera ingiallita, e da quel tempo, unitamente alla figura del vecchio congiunto, che ingigantii, un’altra ne visse, molto più modesta forse, ma infinitamente più triste: quella del viandante.