— Sei inquieto?... Che cosa ti hanno fatto le tue donne?...
Ella crede ch’io possegga un harem con mogli e schiave circasse e serve sudanesi.
Siamo diventati tanto amici che non lascierei trascorrere un giorno senza passare, alla solita ora, per la via Bab Djedid.
Ella sa che debbo andarmene presto e mi chiede quando ritornerò e quante settimane debbo viaggiare per giungere alla mia tenda lontana.
È figlia di una schiava. Verrà anche il suo tempo, quando il rapido amore la farà sbocciare per trarla alla bestiale cecità di qualche padrone. Il suo cuore che sa intenerirsi sarà fatto di selce allora.
Oggi le ho detto addio.
L’Hara (il Ghetto).
La sudiceria del quartiere ebreo a Tunisi è cosa che non ha paragone. Non v’è luogo sulla terra che non abbia gente sudicia, ciò resta inteso; all’estremo nord i contadini della Scania, ad esempio, potrebbero gareggiare senza timore di perder la partita, coi contadini delle nostre Calabrie i quali, nonpertanto, in tema di sporcizia godono di una immeritata fama mondiale. Gente sporca, ce n’è per tutta la terra e chi arriccia il naso nominando l’Italia meridionale segno è che ben non conosce casa propria.
Ammetto come verità dimostrata quanto ho esposto sopra, ma conviene aggiungere che nessun paese e nessuna razza può sperare di portar la palma su gli ebrei di Tunisi. La loro sudiceria è una cosa iperbolica, colossale.
Volevo percorrere il loro quartiere da vari giorni; oggi solo mi vi sono azzardato perchè è sabato, è festa, e le donne fanno pulizia.