— Sì.
— Vieni. Vedrai delle ragazze da marito.
— E che me ne importa?
— Vedrai!...
Lo seguo docilmente; vedremo. Jacob è l’uomo dalle sorprese.
Si entra in un andito. Ci si fa incontro una donna immonda, dal volto gialliccio, dalle mani giallicce. Quando ha parlato con Jacob tenta un sorriso e si volge a precederci. Ha le calze rotte, un paio di brache ampissime che le giungono alla caviglia, un giubboncello poverino, ma tanto poverino che non copre nulla e, sui capelli grigi, una specie di cono sul quale è appuntato un velo. Batte gli zoccoli sul selciato, si sofferma ad una porta e, mentre la dischiude, parla in una lingua che non intendo.
Dove si andrà? quale sorpresa ci attende?
Entriamo. Una stanza quadrata; alcune stuoie luridissime; due divani lungo le pareti, un tavolo nerastro, qualche sedia zoppa; tale è l’ammobigliamento.
Siamo immersi in una penombra spessa. La donna che ci ha accompagnato scompare da un’altra porta.
— Ed ora? — chiedo a Jacob.