La signora Debora dopo averci illuminato l’ambiente è scomparsa di bel nuovo.

— Ma che fanno? — chiedo a Jacob.

— Si vestono. Vogliono farsi vedere nei loro costumi più belli. Ti piaceranno.

— Ah!

Frattanto guardo le travi che sono nere come il pavimento; tutta una architettura di tele di ragno ne riempie gli angoli.

La porta si riapre: un sussulto, un bagliore, un biancore inusitato: ecco Debora ed ecco le belle figlie: l’una appresso all’altra, in fila indiana.

Fanno due passi e si soffermano presso la soglia guardandomi; credo mi abbiano sorriso, qualcosa è passato infatti sul loro volto enorme.

Resto stupito, inchiodato al mio posto, incapace di far parola.

Odo Jacob che mi chiede:

— Ti piacciono? L’una ha sedici anni e l’altra diciotto. Andranno spose fra qualche settimana. Debora ha lavorato per bene, vedi? Sono fra le più grasse del quartiere.