Nel 1695 una banda di Arabi rivoltosi si rifugiò a El Djem.
Mohamed Bey assediò l’anfiteatro, lo tolse loro a viva forza e per impedire che le larghe breccie fossero riparate fece distruggere tre arcate.
Tale mutilazione forma un’entrata gigantesca all’immenso anfiteatro.
Tutto il suolo intorno ricopre le rovine di una grande città.
Scavando si sono trovati tesori. Quando vi siamo giunti fervevano le opere di sterro.
Operai arabi e mori erano intenti a scavar larghe fosse, a trasportare lontana la terra di rifiuto.
Passavano nel sole, fra gli archi, donne avvolte in un grande manto vermiglio. Singolari fantasmi contro l’enorme rovina.
Intorno, la campagna è quasi brulla, sabbiosa e l’anfiteatro vi appare come lo scheletro di una città sepolta.
La miseria che gli si intristisce ai piedi non lo adombra. Il suo dominio è nell’immensità.