Si tratta di una cinquantina di caverne scavate in una rupe gigantesca.
È difficile stabilire quale sia stata l’origine e quale fosse la destinazione di queste cinquanta camere quadrate. Dicono siano di origine fenicia e si suppone servissero, nei primi tempi del cristianesimo, di rifugio ai monaci.
Si tratta di un vero e proprio villaggio di Trogloditi con anditi, camere comunicanti, scale sinuose scavate nella roccia. Un remotissimo mondo che nessuno ha saputo vivificare.
Verso Thapsus.
Abbiamo proseguito fra il mare e i giardini; fra una rossa fiorita di melograni e le vele bianche. Aranci e mandarini, gli alberi del sole, ombreggiavano qualche solitario marabùt; grandi boschi di ulivi mettevano sul cielo il loro tremolìo d’argento.
Vedevamo piccole case bianche e minuscole. A volte, vicino ad un ajbab (pozzo) si udiva il suono dei campani di un vecchio cammello che faceva salire, girando, la guerba stillante acqua.
Alcuni villaggi; alcune rovine.
Ecco Lempta l’antica Leptis parva dei Romani. Città formidabile un tempo, ora misero aggruppamento di casette bianche.
Leptis-Parva era una città molto più antica di Cartagine. Rimangono i resti di un acquedotto, gli avanzi di un anfiteatro e qualche altra rovina dispersa. Gli Arabi ne fecero scempio.
Nel villaggio moderno si eleva il marabùt di un santone: Moudjadin, che i nativi venerano grandemente.