— Se io ho torto non mi rivedrai più, — disse Mohamed; e partirono.
Ecco il racconto che il giovine fece al Kadi.
— Ora ascolta, — disse Mohamed, — e giudica secondo la tua sapienza.
Io giungevo da un lungo viaggio e avevo bisogno di riposo e di ristoro; andando così e cercando con gli occhi intorno, mi ritrovai su l’entrata di un magnifico giardino, un giardino promesso, Kadi, bello quanto il paradiso. V’erano giglieti e rosai e aiuole di gelsomini; vi cantavano fontane fra i molti prati. Ero stanco, affaticato. Discesi, legai il cavallo ben forte, a più doppi su la soglia vietata e entrai a riposare.
Avevo preso sonno allorchè all’improvviso mi destano le grida di quella che vedi qui, mia avversaria. Il cavallo era entrato nel giardino e aveva calpesto il fior dei gigli e delle rose e aveva fatta sua l’erba dei prati. Kadi.... di chi la colpa se la stessa mano di Selìma aveva disciolto le doppie ritorte alle quali il cavallo si trovava avvinto?
Il Kadi disse:
— Abbia torto chi disciolse i legami!
E i giovani partirono chè non poteron aggiunger parola; ma Selìma non si dette per vinta e disse a Mohamed:
— Io non sarò la tua donna se non supererai una seconda prova.
— E sia, — rispose Mohamed.