— Sì.
— Che cosa ha detto?
— Ha detto che li vede!
— Li vede?...
E un terrore superstizioso invase le donne che guardaron per l’aria e temettero di vedere a loro volta una paurosa apparizione.
Da quel punto Mezzalana incominciò ad agonizzare; ma ebbe un’agonia gaia, senza scosse, senza grida o stravolgimenti, senza orrori. Se ne andava per il suo destino, come una stella in fondo ai cieli e pareva fosse contento. Il suo viso si illuminava sempre più, si componeva in una pace gaudiosa come se la morte gli parlasse dentro con parole amorose, narrandogli di un riposo eterno in un paese sonante di un infinito tintinnìo metallico.
Non erano, le stelle, sì grandi quanto uno scudo d’argento?... E bene erano di argento e d’oro le belle monete di Dio!... D’argento e d’oro.... cosparse per l’immensa contrada dove non è neve, o pioggia, o solleone: ma solo l’Eterno Patriarca, e gli uomini che non hanno peccato, e le inutili vergini, e i poppanti, e i santi impolverati, e gli uccelli!... Forse la morte gli additava la contrada celeste e la fiumana sonante perchè Mezzalana più si accostava al valico e più sorrideva. E come fino a quel punto non aveva parlato, incominciò a parlare e le donne lo ascoltarono abbrividendo perchè esse vedevano la morte ben diversamente.
Mezzalana adunque non tolse più gli occhi dal soffitto o, con maggior precisione, dalla trave nella quale era richiamato il suo cuore e, come l’aria veniva a mancargli sempre più, incominciò da prima a borbottare, sì che nessuno intese ciò che diceva, poi scandì le parole.
— Io li vedo.... nessuno li vede!... Sono là.... là.... bianchi.... gialli.... neri!... Duemila, quattromila!... — E una grande luce gli si distendeva sul volto. — Quattromila.... diecimila.... die.... ci.... mi.... la!...
Le donne si portavano le mani alla faccia; gli uomini si stringevano alle pareti e il panico superstizioso cresceva.