Se ne andarono insieme e parevano in verità tutti fratelli. Giammai un Borghigiano aveva avuta tanta esuberanza d’amore per un Sobborghino. La secolare antinomia, la lotta senza quartiere, ecco, aveva trovata la sua fine, la pace trionfava su la guerra; un sentimento umano su la barbara usanza sanguinaria.
I marmocchi non sapevano e non pensavano questo, erano allegri per la cosa nuova, per il loro numero accresciuto, per il signor Sole che rideva sempre compiendo la sua strada nel turchino. E tutto pensarono fuorchè a riprender la strada delle loro case.
Attraversarono campi e fossati, presero a sassate i cani, insolentirono i bifolchi per la superiorità che ogni marmocchio cittadino sentiva di avere su la gente del contado, devastarono qualche vigneto, fecero quanto più danno poterono per il loro amore che non era l’amore degli altri. E così camminando, piroettando, cantando, devastando, giunsero, ebbri di pace e di fratellanza, ad una città vicina.
Come ne vider le mura sostarono. Vituperio disse:
— Entriamo a portar la pace anche fra i Tonti?
— Sì!... — gridaron le masnade. — Evviva la pace!...
E in verità parevano tanti piccoli Arcangeli in Cristo, illuminati di grazia e di soavità.
Scampoli raccolse un ramo di ulivo. L’esempio suo fu imitato. In breve la povera pianta, per la pace degli uomini, fu dispogliata da’ suoi rami. Poi si posero in ordine, a quattro a quattro, e ciascuno recava il suo ramo di ulivo. In mancanza di meglio intonarono un coro scolastico:
Noi siamo piccoli ma cresceremo....
E a gola aperta, fra lo strepito del canto stonato, agitando alte le loro rame si diressero verso la porta medioevale della città dei Tonti.