— E perchè non sei venuto a destarmi?
— Perchè?... Perchè c’è stata lei a far la guardia!...
— Va bene.
Padron Serafino non perse la calma. Ordinò a Michele e ai due norcini di salvare dal disastro ciò che ancóra era salvabile e di riordinare tutto e di non far parola come se nulla fosse stato; poi, afferrato un punteruolo robusto, si volse al capomaestro e gli disse:
— Vieni con me.
E uscirono. Michele ed i norcini si guardarono in faccia:
— E adesso che succede?
Sempre si udiva il dolce canto giungere per l’aria come se discendesse con la neve dall’infinita pallida foschia.
— Ho paura che succeda qualcosa di grosso! — fece Michele; ma in quel che si avvicinava alla finestra per guardar nella corte, ecco rientrare padron Serafino, seguito dal capomaestro e da Luigi, il biolco.
— Presto, presto!... — gridò Serafino. — Tu, Michele, va, attacca la cavalla e verrai con noi. E tu, Luigi, prendi il morello e gira per tutte le case, per tutti i ritrovi e invita uomini, donne, preti.... chi conosci e chi non conosci.... invita chi incontri: poveri e ricchi, contadini, braccianti, cacciatori, pescatori.... tutti, insomma!... Hai capito?... Tutti!... Devi dire che padron Serafino ha vinto al lotto e vuol dare una gran festa.... un festone stragrande!... E che riempirà di tavole imbandite tutta la casa, fino alle cantine.... e che non guarderà in faccia nè ad amici nè a nemici perchè vuol stare allegro.... perchè vuol ridere e vuole che tutto il vicinato goda con lui! Hai capito?... E non dimenticarti dei suonatori! Vogliamo ballare, vogliamo!... Hai capito?...