— Pare tu non veda l’ora di abbandonarci!
— Mamma!... Non essere ingiusta!...
— Credevo tu ci volessi più bene!... — soggiunse la piccola donna, le lacrime agli occhi.
Anna si sentiva il cuore stretto da un’amara tristezza. Disse a voce spenta, gli occhi fissi innanzi a sè, assorti in un malinconico deserto:
— Ti credevo più buona!...
Un lampo di sdegno accese gli occhi della signora Viani, ma fu subito spento.
— Dopo tutto — riprese — farai ciò che vorrai!...
E per quel giorno Anna non ricondusse il discorso sul colloquio e la madre si intenerì sempre più nella speranza che la sua buona figlia avesse dimenticato.
Nel giorno che seguì, recandosi la mattina nella stanza di Anna per prestarle gli umili, inutili servizi nei quali si esplicava tutto il suo amore, trovò la figlia seduta alla scrivania, pallida, scarmigliata, gli occhi enfiati.
Così l’aveva lasciata la sera innanzi, così la ritrovava. Le si accostò piano piano, le chiese: