— Un socialista!...

— Sì!...

Era l’alba. Che dovevan fare? Ed ecco che la chiesuola lanciò un secondo timido richiamo. Costanzina le aspettava.

— Che cosa dirà il parroco?

— Gli avevo portato due uova, povero vecchio! È malato e non ha nulla da curarsi!

— Sentite?... Suonano ancora la prima!...

— Ci aspettano.

E si udiva la chiamata sommessa. Pareva che la campana non fosse tocca da una mano, bensì dal vento leggero che ne movesse il battaglio appena, tanto che il suono, inuguale fra pause inuguali, fosse come il tremolio della foglia e l’incresparsi dell’acqua e il chinarsi degli steli e il moto e la voce di tutte le cose che parlano e si ridestano quando l’aria si muove.

Le tre vecchie presero una via traversa. L’ombra non c’era più. Ed anche quella domenica si inginocchiarono su la nuda terra, sotto le travi dove erano i nidi abbandonati delle rondini lontane.

Ma alla prima minaccia ne seguirono altre. Le ultime tre fedeli del piccolo tempio in rovina dovevano rinunziare alla pubblica pratica della loro fede; se volevano pregare, pregassero in casa. In chiesa, no!...