Mariòla, Palmina e Francesca lasciaron dire gli uomini incaniti e tacquero, ma il loro silenzio non fu di acquiescenza. Anch’esse erano della stessa razza tenace e non cedevano sì facilmente.
Ora giunse la domenica e fra loro si era passato un accordo. Quella volta non indossavano la veste consacrata, anzi trascelsero la peggiore e presero un sacchetto ed un falcetto come quando solevano andar lungo i fossi a raccogliere la gramigna. La campana della chiesuola non suonò i suoi doppi. Costanzina era avvisata. Tanto Mariòla quanto le compagne non percorsero la via consueta, anzi andaron per strade diverse raddoppiando il cammino. Si erano levate più di buon’ora. L’alba pareva lontana. Quando cantarono i galli si trovarono tutte e tre lungo il fondo di un rio come era convenuto. Questo rio passava sotto il cimitero e accanto alla chiesuola.
Si videro appena. Era un gran buio.
— Siete voi Mariòla?
— Sì, Francesca!
— E Palmina?
— Eccola.
Incurve, guardinghe, col loro sacchetto sopra una spalla e il falcetto in una mano proseguirono, l’una dietro l’altra.
— E se ci sono? — domandò Francesca.
— Se ci sono raccoglieremo la gramigna — rispose Mariòla.