Sudò sette camicie, ma ormai non poteva più separarsi dal tardo sospetto che si muoveva dentro di lui a simiglianza di un orso inebetito in prigionia. Non era adirato nè prossimo all’ira, e neppure un qualsiasi sdegno per la possibile offesa era per nascergli dentro. In primo luogo non era tuttavia convinto della cosa; in secondo luogo, se pure qualche forte dubbio lo teneva perplesso, egli non vedeva e non sentiva ancora il proprio atteggiamento di fronte all’avvenimento impensato. Eran parole che gli giravan per la mente e non altro. La figurazione materiale del tradimento, l’unica che avesse potuto smuoverlo, non gli si presentava. Vedeva tutt’al più la vigna, l’Amalia, la strada affocata dall’ardore, il suo capanno di guardia, i bei tralci delle solide viti, e non quell’alcunchè di preciso che muove la violenta gelosia nell’anima degli uomini. Si traviava dietro le chiacchiere udite, ma non aveva sentimento che lo spingesse ad agire, come avrebbe agito un uomo par suo, a simiglianza di una catapulta. Nello stesso tempo la dolce ebetudine del riposo era scomparsa, epperò si tolse dal muro, aprì l’uscio della casipola, entrò.
Ancora gli sorrise la speranza di trovare l’Amalia addormentata in qualcuna delle quattro stanze e di potersene ritornare così alla sua vigna senza altro pensiero; ma l’Amalia non c’era. Ebbe lo scrupolo di guardare anche negli angoli, di smuovere lo stramazzo dell’enorme letto, di aprire l’armadio, ma non vide la sposa sua dalle rotonde guance vermiglie e dal grande seno bestiale. L’Amalia non c’era, se n’era ita a nozze con Martin della Fratta.
Calandra uscì e chiuse a chiave la porta di casa. Non seppe bene se facesse questo per guardarsi dai ladri o perchè l’Amalia non rientrasse durante l’assenza di lui; gli venne fatto di girar la chiave nella toppa e tirò di lungo.
La stradicciuola del paese sboccava ben presto nella campagna. Calandra si trovò fra le faticate terre degli uomini, senza volerlo. L’abitudine e non la volontà lo aveva avviato lungo il cammino che egli percorreva da quarant’anni: dalla casa alla vigna. Si soffermò. Riconobbe i campi dei Falistri, i campi dei Vicelli; si interessò alle culture; vide che i grani dei Falistri erano i più belli, fece in sè le lodi del capoccio. E udì suonare una campana. Si tolse il cappello a quella che egli riteneva la voce di Dio, inchinò gli occhi e ancora non li aveva tolti di su la terra riarsa che si sentì domandare:
— Dove vai, Calandra?
Levò la faccia e vide don Beniamino, a cavallo della sua rozza.
Calandra si passò il cappello da una mano all’altra. Disse:
— Vado.... andavo.... così....
— Metti il cappello.
— Grazie, don Beniamino.