— Tornerà indietro. Lo aspetteremo sulla strada. Vieni.
Guardai il mio vecchio amico senza capir nulla. Conoscevo la sua imperturbabile serenità e la sua buona fede, ma non immaginavo ch’egli pensasse di vincere il ladro con tali virtù.
Uscimmo che c’era la luna. Era un fantastico mondo assopito in una fredda immobilità fosforea; e le rame già erano dispoglie. Si vedevano, sulla terra umida, le pediche recenti del Mancino e del vitello. Nicolao osservò e disse:
— Sono andati verso il fosso; sono discesi nel fosso.
Poi uscimmo dall’aia vegliando in silenzio. E si udivano a quando a quando trasvolare gli stormi dei germani e delle grù e, nel cielo perlaceo, non era che il grido degli esuli stormi.
Passarono due, tre ore e il ladro non riapparve. Nicolao non parlava.
Quando fu l’alba ed egli cominciò a ricredersi e gli doleva di avermi tenuto per tanto tempo fermo al freddo della notte per una sua ingenuità, mi disse:
— Figliuolo, mi sono sbagliato; ma non lo credevo capace di tanto!...
Non gli risposi e non sorrisi. Partii tranquillamente per la mia caccia.
— Vi aspetto a mezzogiorno! — disse Nicolao.