— Bene. Allora stammi a sentire.
Palma lo ascoltò.
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Il frate ritornò al convento senza lasciare una palanca a Palma, ma Palma fu contento ugualmente. Da quella volta il vecchio barbone non comparve più nè di notte nè di giorno al vascello capovolto, ma il suo passaggio non fu più dimenticato.
Ora giunse l’estate. Cominciò il giugno con certe giornate ardenti che valsero più di qualsiasi consiglio a cacciar le turbe assetate di frescura dai piani al mare.
Cominciarono a giungere le carovane urlanti e si accamparono per la spiaggia.
Bisogna dire che Palma aveva tolta dalla sua baracca la dipinta insegna dell’Osteria della Sirena e che l’aveva sostituita con una rozza croce formata da due avanzi di naufragio legati insieme con una corda.
Giunsero le carovane adunque, ma Palma non si mostrò. Vestito di un sacco stava rannicchiato in fondo al suo rifugio aspettando che qualcuno dischiudesse l’usciuolo. Pareva non volesse uccellare anzi attendesse di essere uccellato. Ma la gente si sbandava all’intorno volgendo appena una fuggevole occhiata allo strano rifugio. Diceva tutt’al più:
— Sarà la casa di qualche poveraccio!... Di qualche pescatore di arselle!...
E non sapevano che un pescatore in realtà si accucciava là dentro, ma un pescatore di uomini.