Ritornò poco dopo con un cartoncino in cui erano tre pillole. Le porse alla donna, disse:
— Queste sono tre pillole fatte con erbe che hanno virtù non conosciute da nessuno al mondo. Dovete darne al vostro bambino una oggi, una domani e una posdomani.
— E guarirà? — fece la donna.
Palma chinò la testa, susurrò:
— Vedrete!... Vi aspetto fra tre giorni!...
La fortuna o la disgrazia erano in via. Palma attese con un certa ansietà ciò che gli avrebbe fruttato la ricetta del frate.
❦
A vero dire Palma non aveva mai pensato a Iddio. Non gli era venuto in mente mai, neppure in prigione quando poteva meditare a tutto suo agio.
Ricordava che da piccino sua madre gli aveva parlato qualche volta del Signore, ma Palma era un ragazzo distratto e non era stato mai tanto curioso da voler sapere che cosa ci fosse in fondo ai cieli. Per lui l’uomo era una bestia che deve lavorare e morire. E basta. Lavorare e morire come un bove con la semplice differenza che gli uomini mangiavano i bovi e questi eran più miti chè si accontentavano dell’erba. Dunque se un Dio doveva esserci sarebbe stato giusto avesse preferito il bue che era migliore dell’uomo. Ma tale idea poteva essergli balenata innanzi forse una volta in tutti i suoi cinquant’anni di vita. Per il resto si era accontentato di passare da un governo all’altro con l’unica preoccupazione di trovare un modo per trarre in inganno i suoi simili e far danaro. Egli era dunque un ignaro di cose divine quando fu costretto a formarsi una chiara convinzione in proposito.
Fino a quel punto aveva seguito il consiglio del frate senza derogarne in nulla; si era costretto ad una prigionia che non gli riusciva importuna per la lunga consuetudine a tale stato, aveva atteso come il ragno, sperando che tutto si risolvesse in un commercio lucroso e nulla più.